Erminia Fuà Fusinato. Venezia alla Polonia. 1863

Qual, se un sonno agitato alfin succeda
A veglia increscïosa,
E perigliar nel sogno ansio si veda
Una diletta cosa,
Si slancia l’alma dal disio compresa
Di porgerle difesa,
Ma invan ché ad essa il vieta
Il grave incarco dell’inerte creta,

Tal io, dal giorno che le geste prime
Del tuo valore appresi,
A te, d’incliti eroi madre sublime
Il cor tratto m’intesi;
E mentre il sangue mio darti vorrei,
Quello de’ figli miei,
Immota ahi! qui mi tiene
L’immane pondo delle mie catene!

Fur distrutte le mie splendide navi
Maraviglia alle genti;
Fin la gloria scontar mi fan degli avi
Quest’invidi potenti!
Or volgono quattr’anni, e le ritorte
Una benigna sorte
Infranse alla mia suora,
E me obblian terra e cielo, e servo ancora!

De’ miei figli la parte ahimè! più eletta
O soccombeva in guerra,
O nel carcere langue, o fu costretta
Migrar da questa terra.
I vetusti palagi, i chiostri, i tempi
M’invasero quest’empi,
Tutto m’han tolto, tutto.
E irridon profanando anco al mio lutto!

Bello è il cadere in un aperto campo,
Mentre l’errante sguardo
Saluta ancora dei moschetti al lampo
Il vincitor stendardo –
Ma servir sempre ed aspettare invano,
Morire a brano a brano,
Oh! quest’angoscia è tale
Che il pensiero non può finger l’eguale.

Pur s’io potessi al tuo reciso crine,
Martire illustre e santa,
Le sparse gemme ricomporre alfine
Della corona infranta,
Pel sublime gioir di quel momento
Saprei senza lamento
Durar per anni ed anni
Fin la verga de’ miei sozzi tiranni.

Ma se tal gioia e gloria tal m’è tolta,
Se nulla offrirti io posso,
Questi poveri canti almeno ascolta
Figli d’un cor commosso:
L’ira dei tristi e l’ironia dei fati
Tarpâr l’ali a’ miei vati,
E i fiori del pensiero
Crescon senza profumo in cimitero.

Ma né l’ira dei tristi o il fato avverso
Farà languir l’affetto,
Ch’io mal tentai significar col verso
Umil tanto e negletto!
E se giorno verrà che il voto mio
Alfin coroni Iddio,
Oh allora sol saprai
Quanto piansi per te, quanto pregai!

4 commenti su “Erminia Fuà Fusinato. Venezia alla Polonia. 1863

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