Le lacrime di San Lorenzo

Anche quest’anno, molti di noi hanno raggiunto dei luoghi lontani dalle fonti di luce artificiale e hanno rivolto lo sguardo al cielo stellato, con la non velata speranza di cogliere la fugace scia luminosa di una stella cadente, proveniente dal quadrante della costellazione del Perseo.

L’occasione è stata la periodica pioggia meteorica delle Perseidi. Queste polveri cosmiche, minuscoli grani dalla massa di qualche grammo, sono state rilasciate dalla chioma e dalla scia della cometa Swift-Tuttle nei suoi passaggi al perielio.

La Swift Tuttle non è un corpo celeste di piccole dimensioni, dato che il diametro del suo nucleo raggiunge la ragguardevole misura di dieci chilometri.

Il suo ultimo passaggio al perielio è avvenuto nel dicembre del 1992, mentre il prossimo appuntamento sarà nel luglio del 2126.

Il fenomeno delle scie luminose è causato dal fortissimo attrito, che le polveri cosmiche sono sottoposte con l’atmosfera terrestre. Esse divengono incandescenti e bruciano, lasciando di sé solo striature di luce bianca nel buio della notte.

Nel mondo antico la pioggia di stelle ha dato vita ad un affascinante mondo di personaggi e figure mitologiche. La tradizione cristiana, invece, ricorda il martirio di San Lorenzo, sepolto nella Patriarcale Basilica di San Lorenzo Fuori le Mura al Verano di Roma.

In questo caso le stelle cadenti evocano le lacrime del martire ascese al cielo, che ritornano sulla terra in occasione della ricorrenza del suo martirio.

Il ricordo del martirio di San Lorenzo venne accolto anche dalla tradizione popolare, elaborandolo diversamente. Nei racconti regionali le stelle cadenti divennero i fuochi di San Lorenzo, associandole alle scintille della graticola infuocata, sulla quale venne ucciso il martire.

Le notizia sulla sua vita sono scarne. Si sa che era originario della Spagna, più precisamente di Osca in Aragona. Poco più che adolescente, completò gli studi a Saragozza, dove conobbe il futuro papa Sisto II, dal quale ebbe modo di avere un vero e profondo attingimento spirituale.

Anni dopo, il 30 agosto del 257, Sisto II divenne il ventiquattresimo vescovo di Roma. Tra i suoi primi atti vi fu quello di affidare a Lorenzo, in qualità di diacono, l’organizzazione delle attività caritative per la popolazione dell’Urbe, compresa quella di fede pagana.

Un anno dopo, l’imperatore Valeriano emanò l’editto che imponeva l’immediata messa a morte del vescovo, dei presbiteri e dei diaconi; nonché dei senatori e cavalieri di fede cristiana e la spoliazione dei loro averi.

Sisto II – come quattro dei suoi diaconi – venne ucciso il 6 agosto, mentre a Lorenzo fu promessa salva la vita, se avesse consegnato i beni della chiesa. Giorni dopo, Lorenzo, accompagnato da uno stuolo di poveri, si rifece vivo. “Ecco questi sono i nostri tesori, sono tesori eterni. Non vengono mai meno, al contrario aumentano”.

Il suo “Battesimo nel Sangue” avvenne il 10 agosto. Aveva 33 anni.

Le modalità del suo supplizio non sono certe. Alcune fonti riportano la decapitazione, altre la sua uccisione mediante una graticola messa sul fuoco.

Sant’Ambrogio, nel suo De Officiis Ministrorum, ricorda la graticola, quale strumento di morte, e riporta le coraggiose parole di Lorenzo: “Assum est, … versa et manduca“, il corpo da questa parte è cotto, … rigira e mangia.

Un’antica cronaca, forse di origine altomedioevale, racconta di un soldato romano, che raccolse con un panno le gocce di sangue e di grasso del santo. Oggi, la reliquia è custodita nella chiesa di Santa Maria ad Amaseno in provincia di Frosinone. Come il più famoso sangue di San Gennaro, in occasione della festività del 10 agosto il sangue di San Lorenzo si scioglie per fornire nuove speranze alle richieste dei fedeli.

4 commenti su “Le lacrime di San Lorenzo

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