La Chiesa della Maddalena

Il prossimo 7 ottobre a Venezia, presso l’Ateneo Veneto, si terrà un interessante convegno, il cui oggetto verterà sulla cosiddetta “Venezia Esoterica”.

Tra gli interventi programmati, uno in particolare si incentrerà sulla chiesa della Maddalena, un piccolo tempio nel sestiere di Cannaregio, non lontano dalla chiesa di San Geremia.

Una conversazione intorno alla chiesa della Maddalena comporta la necessità di distinguere gli elementi storicamente attestati o verosimili da tutto ciò che rimane nell’ambito di mera ipotesi o, peggio, da una architettura della fantasia.

Sulla chiesa è stato scritto di tutto e di più, ponendo la costruzione in rapporto alla sua intestazione alla Maddalena, una vera icona contemporanea di un presunto “eterno e sacro femminino”; all’Ordine Templare, subendo nuovamente l’ennesimo martirio della memoria; all’immancabile universo variegato della Massoneria, che avrebbe rivisitato ideologicamente l’edificio trasformandolo in un tempio laico destinato a cerimonie esoteriche.

Di fatto non esistono allo stato attuale delle prove inoppugnabili a sostegno di un ipotesi, secondo la quale la chiesa sia stata edificata secondo dei precetti riconducibili ai cavalieri templari o a qualche società segreta, quale la misteriosa Voarchadumia, come invece si tende ad affermare.

Data questa premessa, la storia del tempietto può essere sintetizzata in sommi capi.

La data di fondazione risale alla seconda decade del XIII secolo, grazie alla magnanimità – o come ex voto – di una famiglia veneziana, Baffo o Balbo, che la fece costruire a sue spese.

Un nuovo capitolo importante viene scritto il 22 luglio del 1356.

Il doge Giovanni Gradenigo e il Senato Veneziano firmarono il trattato di pace, che concluse le ostilità con la Repubblica di Genova. Il giorno coincideva con la festa liturgica di santa Maria Maddalena, per cui le autorità veneziane stabilirono che la chiesa intestata alla santa venisse ingrandita, in segno di ringraziamento. I lavori interessarono anche una vicina torre di guardia, adibendola a campanile.

L’originaria funzione del campanile venne ricordata dal popolino con il nome di “Castel dei Baffo”.

All’inizio del XVII secolo, l’azione del tempo e la progressiva decadenza economica della  parrocchia avevano ridotto la chiesa in uno stato rovinoso. Un tale degrado rese necessario bandire nel  1758 un concorso per la sua completa ricostruzione.

Alla fine si esaminarono tre progetti, pur tra mugugni, incertezze e critiche.

La scelta cadde sul progetto presentato dall’architetto e fine erudito Tommaso Temanza, che interpretò la nuova chiesa, ispirandosi al tempietto palladiano della Villa Barbaro a Masier (Treviso), benché con delle varianti e con delle vistose regolarità neoclassiche.

La chiesa venne smantellata fino alle fondamenta e si diede uno schema planimetrico rotondo, contravvenendo ai dettami del Concilio di Trento, che prescrivevano per le chiese di nuova fondazione delle piante longitudinali e a croce latina.

L’esterno si presenta, dunque, con una pianta circolare e con l’ingresso principale, che si apre nel campo omonimo, mediante una scalinata. L’interno, invece, assume uno schema esagonale. Su quattro pareti sono collocate le cappelle con altare, adagiato al muro. Ciascuna di esse è delimitata da un arco a tutto sesto. Il presbiterio e l’ingresso, tra loro contrapposti, definiscono lo spazio rimanente.

Dodici colonne binate reggono la trabeazione della cupola emisferica con la lanterna. Le colonne, inoltre, fungono da delimitatori per degli interstizi occupati da rilievi marmorei e dalle statue, raffiguranti santa Maddalena e sant’Agnese, nonché dei profeti Isaia e Davide.

Il presbiterio e la sacristia, manomissioni più tarde, si aprono fuori del corpo di fabbrica principale.

L’elegante facciata si contraddistingue per l’apparato decorativo costituito da un timpano triangolare, sostenuto da due coppie di semicolonne ioniche con capitello e trabeazione; e dalle sculture in rilievo e da un’iscrizione, da taluni viste come esperienze iniziatiche, poste sopra l’ingresso.

Da subito la nuova edificazione della chiesa fu oggetto di critica, poiché fu vista come un pugno allo stomaco rispetto al contesto abitativo del circondario. La sua forma cilindrica e il suo rivestimento in marmo bianco apparvero non confacenti ai vicini edifici.

La storia successiva scrisse delle pagine semplici, nelle quali la chiesa conobbe alti e bassi, sopportando chiusure temporanee e limitazioni di vario genere.

Oggi la chiesa della Maddalena è alle dipendenze della parrocchia di San Marcuola e, purtroppo, non è sempre aperta al pubblico.

Come detto in precedenza, la chiesa rappresenterebbe lo Shangri – la della città lagunare, all’interno del quale si intrecciano storia e segreti iniziatici. Una sommaria consultazione dei siti che riportano la storia dell’edificio religioso lascia presagire la presenza di una verità, quasi fosse un assioma. La famiglia dei Baffo, o dei Balbo che sia, viene definita di chiara matrice templare o in qualche maniera affiliata all’Ordine.

Gli studiosi che non accettano una simile realtà storica, ovviamente rigettano queste indicazioni di massima e lo fanno con buona cognizione di causa, dal momento che i documenti testimoniali di coloro che dicono il contrario sono poco consistenti, se non addirittura inesistenti.

Quanto alla povera Maria Maddalena, considerata arbitrariamente come la santa per eccellenza dei Templari, beh…questa è un’illazione dei giorni nostri.  Nel 1982, delle chiacchiere in libertà – già blaterate nel passato – si trasformarono in un libro dal titolo The Holy Blood and the Holy Grail. Le sue pseudo rivelazioni su uno dei segreti dei Templari comportò il successo planetario del libro: Gesù era sopravvissuto alla crocifissione ed aveva sposato Maria di Magdala, dalla quale ebbe dei figli, che si rifugiarono in Francia, dove diedero vita alla dinastia dei Merovingi. Questa immagine falsata, e per certi versi irriguardosa, trovò una sorta di autenticità in un romanzo e il successivo film: il Codice da Vinci. In realtà, i Templari non osservavano una particolare venerazione verso Maria Maddalena, dal momento che la loro devozione era principalmente nella Vergine; nonché in una pletora di santi, quali santo Stefano, san Giovanni Battista, san Lorenzo, santa Caterina e i due santi militari san Giorgio e san Michele.

Gli amanti del mistero, in piena zona cesarini, si buttano a capofitto sulla pianta esagonale della chiesa. Tuttavia, l’esagono non è mai stato una prerogativa dei Templari, ma appartiene a concezioni più antiche. Basarsi come fanno taluni sulla base esagonale per legarne un fondante sui templari è un assurdo. Se dovessimo abbracciare una simile indicazione, per analogia saremmo nel giusto identificare ogni edificio di pianta esagonale come templare, tipo la chiesa di Santa Maria del Quartiere a Parma e, perché no, la cittadina siciliana di Grammichele. A ben vedere, invece, i Templari non avevano qualche predilezione nel costruire le proprie chiese, anche se si ricordano alcune a schema ottagonale, come le cappelle di Caon e di Torres del Rio o la cappella di Santa Caterina a Fonteurault. Pertanto considerare il Temanza quale neo templare del XVIII secolo appare del tutto fuori luogo. Tra l’altro, le sue frequentazioni più assidue e le opere letterarie e geografiche non danno nessun appiglio a questa eventualità.

Infine, il “massonico” occhio che vede tutto inscritto in un triangolo, attorniato da due cerchi, posto sopra la porta d’ingresso. In questo caso, siamo in presenza di una tipologia piuttosto comune nelle chiese cattoliche, tesa a creare delle immagini mistico didattiche, quasi dei trattati teologici per immagini.

Il triangolo equilatero corrisponde simbolicamente al numero tre, ovvero la perfezione, e normalmente al centro compare il nome ebraico di Dio o il suo occhio. I massoni si appropriarono del simbolo, ponendolo nella loro articolata iconografia. Il triangolo, ovviamente, esprime qualcosa di ben diverso. La base allude alla durata del tempo, mentre i due lati si riferiscono alla Luce e alle Tenebre. L’occhio venne ad identificare il Grande Architetto del mondo.

Comunque sia, i due cerchi circoscritti al triangolo, che simboleggiano le schiere angeliche e dei beati, non lasciano molte possibilità ad una interpretazione che non sia cristiana.

Per ultimo la famosa iscrizione SAPIENTIA AEDIFICAVIT SIBI DOMUM, vista da molti come una sorta di “patrocinio dell’Ordine Templare”. La frase è estrapolata dal nono capitolo dei Proverbi del Tanakh ebraico e della Bibbia cristiana, nel quale Donna Sapienza e Donna Stoltezza si contendono le strade della città. L’insegnamento è raffigurato sotto forma di banchetto, durante il quale le due donne invitano i semplici e promettono insegnamenti diversi. Il luogo dell’insegnamento sarà la casa stessa della Donna Sapienza, mentre quella della Donna Stoltezza si trova nello Sheol, il luogo delle ombre. Anche in questo caso, il senso dell’iscrizione non ha nulla di misterioso da ricondurre a chissà quale arcano sapere.

La chiesa è semplicemente il luogo, dove saziarsi dei dettami sapienzali dell’Antico e Nuovo Testamento.

Forse, senza andare troppo lontano con la fantasia, la chiesa della Maddalena custodisce per davvero dei misteri, ma sono legati alla fede e alla devozione dei fedeli, che per secoli hanno invocato l’intercessione della santa, probabilmente una delle personalità più carismatiche della primissima comunità cristiana.

6 commenti su “La Chiesa della Maddalena

  1. Grammichele.

    L’antica Occhiolà, rovinata col terremoto dell’11 gennaio 1693, venne ricostruita più a sud, nelle terre donate dal barone di quei feudi, Principe Carlo Maria Carafa, studioso rinascimentale e convinto sostenitore dell’urbanistica perfetta di stampo militare, e prese il nome di Grammichele dal feudo in cui fu edificata.

    La pianta esagonale fu disegnata direttamente dal barone, incidendola su una lavagna d’ardesia, ancora conservata in municipio.

    Grammichele è uno dei luoghi della mia prima infanzia. Ci arrivammo nel ’43, già conquistata ai tedeschi dai canadesi (che lì si fecero onore) al seguito degli inglesi del Generale Sir Bernard Montgomery.

    Il mondo è piccolo.

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  2. Veramente interessante grazie. Ho happens regalado una caterina con l’occhio e si stava parlando Dell’origine. Orange so che e’ Christiana piu’ che mistica.

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