Il leoncino di Venezia. L’ennesimo sfregio

Le cronache delle testate giornalistiche di questi ultimi giorni, nazionali e locali, hanno dato ampio rilievo all’ennesimo vandalismo compiuto al patrimonio artistico veneziano. Gli autori del nuovo atto d’inciviltà sono stati individuati in tre studenti: una ragazza di Trento e due ragazzi, rispettivamente di Perugia e Brescia. Tre città dal millenario passato e dove ogni angolo, ogni scorcio parla della propria storia. Eppure, tre figli di queste nobili città si sono resi responsabili del vandalismo a pochi passi dalla Basilica di San Marco. Alle prime ore del 29 settembre, gli studenti, reduci da una serata trascorsa tra i fumi dell’alcool, hanno ben pensato di rendere quelle ore tra le più memorabili. Magari avranno pensato ad una semplice bravata da raccontare al bar, esibendo, perché no, un bel selfie alla platea di “poaretti”.

L’episodio è avvenuto nella Piazzetta dei Leoncini, racchiusa dalla chiesa di San Basso, dalla facciata settentrionale della Basilica di San Marco e il Palazzo Patriarcale. Qui, posti sopra due pedane, si fanno ammirare due statue di leoni accovacciati, che sembrano vigilare l’ingresso della Curia Patriarcale. Le due sculture, gioia di tanti bimbi, e non solo veneziani, sono state realizzate dallo scultore veneziano Giovanni Bonazza nel 1722 con il cosiddetto marmo rosso di Cottanello.

I tre geni dalle deboli sinapsi hanno quindi imbrattato con della vernice rossa – si esce sempre da casa, portandosi con sé delle bombolette di colore (mah) – uno dei due leoni e, non contenti, il Ponte del Carmine con la scritta “mi state uccidendo”, sopra uno sgorbio di disegno di un bambino con il palloncino.

Leoncino_01
dal web

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Leoncino_02
dal web

Ebbene, l’atto di per sé già grave, diviene foriero di altre domande, le cui risposte sono difficili o, forse, impossibili. Parte degli autori frequenta l’Accademia delle Belle Arti a Venezia. Assurdo solo a pensarci. A questo stato di cose non possiamo stupirci più di niente. Tuttavia, di una cosa possiamo avere la certezza. Difficilmente i tre soffriranno della Sindrome di Stendhal nel corso della loro vita. E’ vero che la responsabilità dell’imbrattamento è da attribuirsi ai tre, comunque si ravvede l’assenza degli insegnamenti di Educazione Civica nelle classi della scuola italiana, come delle sempre più esigue ore dedicate alla storia dell’arte.

Ora, mi auguro che i tre ne rispondano in tutto e per tutto, compreso del costo del restauro, e, magari, di un lungo periodo di lavori socialmente utili a favore della città.

Tuttavia, non possiamo aspettare che qualche “poaretto” di turno deturpi un nuovo monumento per urlare ai quattro venti un nuovo sfregio al patrimonio culturale veneziano, quando ogni giorno si vede dissipare il biancore delle mura delle chiese, dei palazzi, delle singole pietre che compongono questa fragile città, a causa delle tante frasi idiote o dai ghirigori senza senso e, molto spesso, volgari. Ma di questo non ci si scandalizza più. Peccato.

34 commenti su “Il leoncino di Venezia. L’ennesimo sfregio

    • In effetti. Tuttavia l’episodio è uno tra i tanti che si riscontrano quotidianamente nella nostra bella Italia, e mi riferisco anche ai gioielli naturalistici. Grazie per il commento

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      • Tempo fa, ho trascritto un brano trovato sul web. Disarmante per quanto vero. “La verità è che non sono visti dai genitori, non sono visti dalle istituzioni e fanno un gran casino per farsi vedere”. Per quanto possa addolorare una simile “verità” nell’ambito adolescenziale e giovanile, rimane da chiedersi cosa spinga gli adulti agli stessi insensati gesti.

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  1. Non sapevo che da Voi non facessero educazione civica ma non credo che sarebbe servito nemmeno a loro dal momento che, facendo belle arti, dovrebbero avere più coscienza in merito. Ma dico che cosa avranno pensato mentre conpivano questo triste atto? Io spero anche che vengano cacciate dall’università di Belle Arti perché, di arte, non vogliono certamente saperne qualcosa. Potevano fare qualcosa di più stupido e (forse) un attenuante minimo lo avrei dato. Mi dispiace col cuore in mano… davvero 💗💗💗

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  2. Il non rispetto verso ciò che è di tutti, non importa se piaccia o meno, equivale a non rispettare se stessi, ma soprattutto la propria intelligenza, finendo, giustamente, nella gogna.

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  3. se io esco con la bomboletta in tasca, penso di certo a qualche atto vandalico, sognando di essere il nuovo Bansky
    Comunque educazione a parte è la mancanza di valori, di ideali che fanno di questa gioventù dal cervello minuscolo e capaci solo di scrivere cavolate via internet dei disadattati socialmente.
    Credo che tu abbia detto già tutto.

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  4. Ricordo bene l’episodio che mi scandalizzò notevolmente. Condivido ogni tua parola. Purtroppo mi pare, e ciò mi rattrista, che non ci sia in giro molta sensibilità verso tutto ciò che è arte. Tra chi mangia panini avendo dietro le spalle una chiesa, o chi imbratta leoncini o fa il bagno in fontane artistiche, non si può che piangere. Peccato che la bellezza interessi così poco e peccato che la maleducazione , come il vizio di bere, dilaghi. Un grande abbraccio a te. Isabella

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  5. manca l’educazione civica e questi ragazzi sono il prodotto di quelli che li hanno messi al mondo… a loro volta maleducati e arroganti che non hanno imparato nulla se non l’arroganza e la maleducazione come possiamo pretendere che insegnino ai loro figli rispetto e educazione? a volte guardandomi in giro vedo i giovani e il loro comportamento arrogante e maleducato e rabbrividisco perché questi sono i prossimi dirigenti i prossimi operai, ed è spaventoso…

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