Mariannina Coffa, una “dolce armonia che ai cieli aspira”, Psiche

Datemi l’arpa: un’armonia novella
trema sul labbro mio …
Vivo! Dal mio dolor sorgo più bella:
canto l’amore e Dio!

Psiche è il mio nome: in questo nome è chiusa
la storia del creato.
Dell’avvenir l’immago è in me confusa
coi sogni del passato.

Piche è il mio nome: ho l’ale e son fanciulla,
madre ad un tempo e vergine son io.
Patria e gioie non ho, non ebbi culla,
credo all’amore e a Dio!
Psiche, chi mi comprende? Il mio sembiante
Solo ai profani ascondo;
e nei misteri del mio spirto amante
vive racchiuso un mondo.

Nei più splendidi cieli e più secreti
sorvolo col desio:
nata ad amar, sul labbro dei Profeti
cantai l’amore e Dio.

Psiche è il mio nome: un volgo maledetto
pei miracoli miei fu mosso a sdegno,
e menzognera e stolta anco m’han detto,
mentre sui mondi io regno!

Eppur le voci d’una turba ignara
fra i miei concenti oblio:
nello sprezzo dei tristi io m’ergo un’ara
e amor contemplo e Dio.

Psiche! Ogni nato colle ardenti cure
di madre io circondai,
e il supplizio dei roghi e le torture,
figlia del ciel, provai.

Nell’infanzia dei tempi, il gran mistero
d’ogni legge fu servo al genio mio:
di Platone e di Socrate al pensiero
svelai l’amore e Dio!

L’arte, le scienze, le scoperte, i lenti
progressi dell’idea, chi all’uomo offria?
Io sui ciechi m’alzai, fra oppresse genti
schiusi al pensier la via.

Psiche è il mio nome…il raggio della fede
rischiara il nome mio:
e, Umanità, chi al nome mio non crede
rinnega amore e Dio!

Ogni lingua, ogni affetto, ogni credenza
col mio potere sublimar tentai:
serbando illesa la divina essenza,
forma, idioma ed essere mutai.

Or vittoriosa, or vinta, or mito, or nume,
or sobbietto di scherno, or di desio,
col variar di lingua e di costume,
svelai l’amore e Dio!

Pria che fosse la terra, io le nascose
fonti del ver mirai:
vissi immortale fra le morte cose,
me nel creato amai.

Eppure la terra non comprese ancora
le mie leggi, il mio nome, il senso mio:
conosce il mio poter…sol perché ignora
che Psiche è amore e Dio!

Dio, Psiche, Amor! Si vela in tal concetto
il ver, la forza, l’armonia, la vita:
son tre mistiche fiamme e un intelletto
che un nuovo regno addita.

O Umanità! La scola del passato
copri d’eterno oblio, …
quel Bene che finora hai vagheggiato
è Psiche, è Amor, è Dio!

 

 

14 commenti su “Mariannina Coffa, una “dolce armonia che ai cieli aspira”, Psiche

  1. Per le donne di quel tempo (e anche per 70 anni dopo) erano disdicevoli gli studi regolari, anche se Noto (sua città) era sede di un rinomato e prestigioso ginnasio-liceo. Però, nelle famiglie nobiliari e della buona borghesia si provvedeva con un aio. Mariannina Coffa ebbe come aio un canonico che sembra sia stato limitante nelle letture consigliate. Ciò nonostante, Mariannina crebbe nella sua arte, finché, costretta al matrimonio impostole, nella famiglia del marito ebbe non poche difficoltà per le sue aspirazioni letterarie (in quell’ambiente considerate, a dir poco, scostumate per frivolezza). Finì che Mariannina lasciò il marito e, rifiutata dai genitori, andò a vivere presso un amico.

    Bé, a mia nonna andò meglio. Nata un decennio prima della morte di Mariannina, malgrado suo padre non volesse, riuscì a diplomarsi maestra e ad accettare il suo primo incarico, appena 21nenne, a Cagliari, lasciando senza remore Siracusa, sua città. Suo padre, che si era dato da fare per farle avere quella sede sperando di intimorirla per le difficoltà del viaggio (durò alcuni giorni) e la lontananza per un anno dalla famiglia, la lasciò partire da sola, ma dovette cedere e per l’anno successivo si dovette dar da fare per il suo rientro.

    Insegnò oltre 40 anni a Siracusa e…si chiamava Marianna…

    Piace a 1 persona

    • Cara Judy e Lyth, ho letto con viva attenzione il tuo commento, in particolare la seconda parte incentrata sulle vicissitudini di tua nonna. Molto interessante. La sua tempra mi ricorda molto da vicino le poetesse siciliane del XIX secolo, anch’esse donne formidabili. Grazie per il commento. Marco

      Piace a 2 people

  2. Sempre un piacere leggere di quante donne poetesse sia costellata la nostra Italia. La Coffa mi ricorda nella sua vita
    d’amore tribolata, Antonia Pozzi anch’essa osteggiata dai genitori, riguardo l’ amore per il suo professore. Se potesse farti piacere ti segnalo un libro bellissimo proprio su quest’ultima :
    ” Come le vene vivono del sangue- vita imperdonabile di Antonia Pozzi ” di Gaia De Pascale.
    Un abbraccio. Isabella

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