Nel comune di Varna, nelle immediate vicinanze di Bressanone, lo scosceso e tormentato paesaggio dolomitico si stempera in dolci versanti, in parte ammantati da boschi e frutteti, dove fanno da padroni i castagni e i meleti. In questa cornice naturale, facilitata da un favorevole microclima e dalle risorse naturali piuttosto generose, l’opera dell’uomo si è inserita in una perfetta simbiosi. Ne sono una testimonianza il castello Salern e gli edifici religiosi del tutto armonizzati con l’ambiente. Oltre ad essere uno snodo orografico, che si apre sulle vallate dolomitiche adiacenti, il territorio di Varna si presta come naturale cerniera tra il mondo germanico e il mondo veneto, tra la cultura nordica e la cultura mediterranea. Non può dunque sorprendere che l’antico abitato di Neustift custodisca uno tra i più importanti complessi religiosi del Tirolo: l’abbazia di Novacella.

Fondata nel 1142 dal vescovo Hartmann, l’abbazia ottenne la convalida pontificia il 9 aprile 1143 da parte di Innocenzo II e, nel 1157, la protezione dell’imperatore Federico Barbarossa. Ben presto Novacella divenne uno tra i più importanti punti di sosta nei cammini verso i luoghi della Cristianità, assicurando a sua volta al potere politico il controllo della viabilità e del territorio.

Allo scopo furono chiamati i monaci dell’ordine Agostiniano, provenienti dall’abbazia di Klosternneuburg sul Danubio, a nord di Vienna; e diedero vita alla “nova cella”. I futuri sviluppi dell’abbazia finirono per superare gli intenti e le previsioni del suo fondatore, grazie anche al godimento della proprietà dei boschi, dei pascoli e delle chiese, poste nel suo territorio, nonché dei diritti fiscali che davano a Novacella la facoltà di riscuotere i contributi dei sudditi del convento.

Quasi coevo alla fondazione lo scriptorium, perno vero e proprio della produzione dei testi liturgici per uso interno e dove le arti e le scienze fiorirono. Poco più tarda la scuola conventuale, indirizzata alla musica e al canto.
Il 17 aprile 1190 un incendio di vaste proporzioni, nato forse per la goffaggine di un giovane novizio, rase al suolo il complesso, facilitato anche dal fatto che buona parte degli edifici erano di legno. Il prevosto Konrad II di Rodank non si perse d’animo di fronte ad una sì distruzione e coordinò la ricostruzione, basandosi sulla pianta dell’abbazia di San Gallo in Svizzera, adattandola alle necessità di Novacella.

Durante tutto il medioevo, l’abbazia, divenuta un punto di riferimento nello scacchiere dolomitico, si trovò a fronteggiare i signori locali e le loro rivendicazioni politiche e territoriali, che tentarono di eroderne i privilegi e i possedimenti. Nel 1434, Novacella mise a profitto la generosità e la protezione dell’imperatore Sigismondo, che di fatto pose nuovamente dei paletti a salvaguardia degli interessi dell’abbazia e vi pose come protettore il suo consigliere, Oswald von Wolkenstein,

Oswald

l’irrequieto ed avventuroso minnesanger. Il quale, nel corso dei suoi soggiorni, vi compose molti dei suoi componimenti. Morto a Merano nel 1445, il poeta fu sepolto nella chiesa del convento, dove tuttora riposa.

Nel maggio 1525, una moltitudine di contadini e fittavoli, guidati da Michael Gaismair, mossero contro l’abbazia, dopo aver saccheggiato la vicina Bressanone. Le fortificazioni, erette in previsione di un attacco turco, poterono ben poco. Il saccheggio durò cinque giorni e buona parte del patrimonio andò perduto irrimediabilmente. Ci vollero decenni prima che Novacella tornasse ai vecchi fasti, ma nuovi tempi bui si addensarono nel 1636, allorché nella vallata comparve il morbo della peste, la cui virulenza decimò la popolazione nel giro di poco tempo. La successiva disinfezione dei locali provocò la distruzione quasi totale degli affreschi del chiostro, risalenti al XIV e XV secolo, a causa dell’imbiancatura effettuata con la calce.

Nel tormentato periodo delle guerre napoleoniche, Novacella dovette sopportare le ripetute occupazioni militari, che si risolsero nella requisizione degli edifici e la loro nuova destinazione ad ospedale e caserme, con tutti i danni intuibili. Il 26 dicembre 1805, la Pace di Pressburg, stipulata tra Francesco I d’Austria e Napoleone, stabilì tra le altre clausole che la contea del Tirolo e il Vorarlberb passassero al regno di Baviera, alleato della Francia. L’annessione fece ripiombare Novacella nei tempi più cupi, rendendo incerta la stessa sopravvivenza del cenobio. Nel regno tedesco, con la cosiddetta “secolarizzazione”, si era provveduto ad incamerare e ad espropriare i beni ecclesiastici, destinando buona parte di questi tesori rinascimentali e barocchi in manicomi e prigioni. Sulla scorta del decreto del 17 settembre 1807, i rappresentanti del governo bavarese si presentarono alle porte di Novacella e stilarono l’inventario di tutto il patrimonio dell’abbazia; e, dopo averlo asportato, si procedette alla vendita al miglior offerente. Ritornato il Tirolo sotto il dominio degli Asburgo, Francesco I ristabilì gli antichi privilegi e possedimenti dei cenobi, ormai immagini sbiadite di un passato di fasti. Novacella versava in condizioni disastrose. La chiesa e il monastero erano stati depredati di tutto e necessitavano di importanti restauri. Altri edifici, invece, sembravano stare in piedi solo per grazia divina. Nella seconda metà del XIX secolo, dopo avveduti restauri, il monastero ritornò a fiorire, assumendo nuovamente quell’eleganza delle forme romaniche e barocche che ancora oggi lo caratterizza.

Le due guerre mondiali provocarono ingenti danni che richiesero sostanziali restauri, soprattutto in seguito al bombardamento aereo alleato del 23 marzo 1945, per la presenza di truppe della Wehrmacht all’interno delle sue mura.

Oggi l’abbazia opera come centro di spiritualità e di accoglienza, luogo d’incontro e di preghiera. Inoltre, si tengono di frequente convegni e conferenze di carattere culturale, nonché concerti di musica classica e religiosa. Raffinata e rinomata la produzione dei vini bianchi tipici della Valle Isarco, che si possono acquistare, assieme ad altri prodotti di altri monasteri, nel negozio all’ingresso del convento.

Logo_vini
Logo dei vini di Novacella

Dal parcheggio si passa accanto al Castello di Sant’Angelo. Si tratta di un singolare edificio, costituito da una cappella dedicata al Cristo Redentore di forma circolare con l’attigua cripta nel piano terra e, nel piano superiore, un ambulacro poligonale con 14 bifore. Consacrato nel 1198 dal prevosto Konrad II, quale “casale peregrinorum receptu”, l’edificio venne distrutto dall’incendio del 1190 e ricostruito con forme e dimensioni del tutto diverse all’originario. Nel XVI secolo, sotto la spinta del pericolo turco, l’ospizio assunse l’attuale veste di rocca fortificata.

Entrati nel cortile del monastero, appare il pozzo del 1508, sulla cui copertura a forma di pagoda Nikolaus Schiel dipinse le sette meraviglie del mondo classico, riproducendo nell’ottavo riquadro l’abbazia medesima.

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Sul lato sud, un grande edificio di due piani custodisce la biblioteca e la sua sala in pieno stile rococò. Qui sono custoditi oltre 70.000 opere di carattere vario, oltre ai numerosi manoscritti, all’interno di 43 armadi.

Biblioteca

Più avanti, lasciata alle spalle la prelatura, la torre campanaria del XII secolo. Al suo interno, in origine vi erano due cappelle. La prima, situata al piano di calpestio, era consacrata alla Madonna e venne inglobata dall’attuale atrio della chiesa abbaziale. La seconda, invece, aveva diverse intitolazioni: al Redentore, alla Santa Croce e a sant’Agostino. Di essa è rimasto ben poco, tranne l’affresco posto nell’abside.

La chiesa abbaziale, eretta in origine in stile romanico nel XII secolo, si presenta al suo interno con una navata tripartita in un florilegio di barocco e rococò di stampo svevo e tirolese. Precedute dall’atrio con l’affresco raffigurante l’atto di fondazione dell’abbazia, le volte della navata sono impreziosite dal ciclo di affreschi, che narrano gli episodi salienti della vita del santo di Ippona. Le volte laterali, invece, rappresentano alcuni santi dell’ordine agostiniano. Sul lato sinistro si apre la cappella dedicata alla Vergine, eretta nel 1695 da Simone Delai da Bolzano con la cupola affrescata da Ägidius Schor e Kaspar Waldmann. Il soffitto della sagrestia gotica è decorato con riquadri raffiguranti i quattro padri della chiesa e i quattro evangelisti.

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Il chiostro si trova al centro del complesso e, come di consueto, congiunge tra di loro i principali edifici del complesso: la sala capitolare, il refettorio, la cucina e le officine. Al di sopra le celle e il dormitorio.

Chiostro_01_1

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Poco lontano la cappella di san Vittore, probabilmente antecedente alla stessa fondazione dell’abbazia e, volendo dare credito alla dedicazione, si stagliava in piena solitudine all’interno di un bosco. Del tutto distrutta dall’incendio del 1190, fu ricostruita e, nel XIV secolo, affrescata. Nel XV secolo fu interessata da nuovi lavori e furono costruiti in adiacenza l’infermeria e una piccola torre campanaria, sotto la quale è posta l’immagine di san Vittore, rappresentato con le vesti di legionario romano o cavaliere cristiano.

La visita dell’abbazia può rivelarsi una piacevolissima sorpresa, da assaporare con lentezza e curiosità, godendo dell’atmosfera di grande serenità che vi si respira, tanto che si ha la netta sensazione di essere entrati in un luogo di pace fuori dal tempo.

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48 pensieri su “L’abbazia di Novacella

    1. Grazie per il commento, ma come sono solito a dire è facile fare una fotografia carina di un luogo o di un monumento di per se meraviglioso; e la stessa descrizione e la storia, magari con un piccolo impegno, vengono da sole. Per quanto riguarda l’aspetto del “segui” non saprei. Capita anche a me su alcuni dei blog che seguo

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      1. Non solo da te…io credo che si debba interpellare la piattaforma…
        Ho provato a rispondere alle loro domande : speravo di togliermeli da torno, ma nulla.
        Oggi son riuscita, però…
        Ad ogni buon conto si apre secondi aver aperto il post mentre si tenta di commentare

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      2. Neppure io, anzi. Però anche la mia utenza del cellulare è Vodafone. Rinuncio a capire. Comunque volevo anticipare, vista la tua formazione filologica e linguistica, che pubblicare un post sui leoni dell’arsenale di Venezia. Uno di questi possiede una sua curiosità: la presenza di iscrizioni runiche. Sono, infine, curioso su che cosa verterà il post con l’incipit di novacella.

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  1. Caro Marco è sempre per me una gioia leggere i tuoi articoli così ricchi di particolari e abbelliti da splendide foto. Grazie mio caro amico. Mi fai conoscere luoghi spettacolari. Un grande abbraccio. Isabella

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    1. Bolzano è una realtà splendida, che fa battere il cuore. Il suo centro non può essere ricordato e compreso senza riferirsi alla sua storia millenaria e al grande lascito medioevale, costituito, per esempio, dalle chiese e dai castelli. Personalmente vi capito più volte nel corso dell’anno, emozionandomi sempre. Forse per il duomo, la chiesa dell’Ordine Teutonico o per il Museo Archeologico Provinciale, con il suo celebre ospite. Che dire poi della vita di ogni giorno dove ogni cosa è a portata di mano; o delle sue vie principali, impeccabili per lo shopping e, nel contempo, per ammirare il fascino del suo centro storico? E tralascio la festa primaverile dei fiori o il celebre mercatino di Natale. Grazie per l’intervento. Alla prossima. Marco

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      1. Ti ringrazio. Ultimamente poi la mia città sta vivendo momenti molto belli, in quanto è in corso una colossale riqualificazione della zona prossima al Duomo. Ci vorrà del tempo, ma il risultato sarà bellissimo. ♥️

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  2. tes textes sont si bien écrits que Google les traduits facilement et sont alors facilement lisibles
    sinon je connais pas l’italien et ne pourrais les lire
    comme tu lis souvent les miens veux-tu que j’ajoute une traduction en italien?
    merci de me lire

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    1. Merci beaucoup, ton commentaire m’a’ tres plaisir, me gratifiant beaucoup. J’ai pris connaissance de votre désir de traduire vos articles en italien. Ce serait certainement confortable, mais je ne cacherai pas que je continuerai à vous lire également en français. merci encore. un câlin et à bientôt. Marco

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  3. questo e’ il luogo che preferisco mi piacerebbe andarci e’ impressionante di una bellezza accecante grazie 1000 per averlo condiviso 🙏 hai un blog stupendo: interessantissimo che seguo con immenso piacere. Grazie ancora. Ciao, a presto 🖐 GM e ti sono anche grato per io fatto che tu/voi
    trovi/ate il tempo x leggere le mie recensioni e i miei pezzi, qualche volta anche canzoni
    Long live to Bocephus
    ☆ good night ☆☆☆

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  4. Caro Marco ti chiedo scusa delle poche visite che ti faccio, ma sono piena di impegni che tolgono tempo , purtroppo, al girare qui tra di voi. I tuoi post valgono tutti , sempre , una lettura per la minuziosità con cui ci presenti luoghi, o abbazie come questa , di cui ti ringrazio anche per le foto, bellissime. Mi piace il tuo raccontare la vita di monasteri , abbazie , che nel corso dei secoli ne hanno viste di tutti i colori. Se penso quanto di esse è andato perduto, mi rattristo Tanto . Ma poi penso che in fondo ancora qualcosa ci rimane da poter vedere. Ti abbraccio forte forte, ringraziandoti di cuore. Isabella PS Tra un po’ leggerò i Leoni dell’Arsenale. Non vedo l’ora. Buon weekend caro

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